EasyJoint
La storia

La storia di EasyJoint

Come un progetto agricolo è diventato il simbolo della cannabis light in Italia.

Archivio storico · progetto EasyJoint

EasyJoint nasce sull'onda della Legge 242/2016, quando un piccolo gruppo intuì che le infiorescenze di canapa a basso THC potevano diventare un prodotto di consumo legale. Nella primavera del 2017 partì la vendita, e in pochi mesi il fenomeno esplose: sacchetti di "cannabis legale" comparvero in tabaccherie e negozi in tutta Italia.

La stampa se ne accorse subito. Il New York Times raccontò l'Italia dei "fiori di cannabis legali che non si possono né mangiare né fumare", El País parlò del "boom del cannabis che non fa sballare", Vice, Wired, GQ e Il Post dedicarono servizi al fenomeno. EasyJoint diventò, nel racconto dei giornali, il volto di un mercato nuovo che si muoveva in un'area grigia della legge, vendendo i propri prodotti come "collector's item" — articoli da collezione — per restare nei confini normativi.

Il picco

Nel 2018 l'attenzione internazionale portò persino a un'operazione finanziaria: un investitore canadese (LGC Capital) annunciò l'acquisizione di una quota rilevante del progetto, segno di quanto il settore fosse diventato serio.

Poi arrivarono le battaglie legali: circolari del Ministero dell'Interno, sequestri, e infine l'intervento delle Sezioni Unite della Cassazione nel 2019, che cercarono di mettere ordine in una materia rimasta a lungo incerta.

Quella prima stagione ha lasciato un'eredità: un mercato oggi più maturo e regolato, in cui operatori strutturati offrono cannabis light e CBD conformi alla normativa vigente, come mostra il catalogo di JustMary.