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Cannabis light alla Corte di Giustizia UE: cosa significa il rinvio del Consiglio di Stato

Il 3 agosto 2026 il Consiglio di Stato ha sospeso i giudizi sui ricorsi contro il divieto delle infiorescenze e ha rimesso la questione ai giudici europei. La partita si sposta a Lussemburgo — e si allunga.

Pubblicato il 5 agosto 2026 · Archivio della cannabis light in Italia

Cosa è successo

Con l'ordinanza resa nota il 3 agosto 2026, il Consiglio di Stato ha scelto di non decidere da solo sui ricorsi contro il divieto delle infiorescenze di canapa introdotto dall'art. 18, comma 3-bis, del decreto sicurezza (legge 80/2025): ha sospeso i giudizi pendenti e ha sollevato rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Ai giudici di Lussemburgo viene chiesto se un divieto nazionale assoluto — che prescinde dal contenuto di THC — sia compatibile con il diritto europeo: libera circolazione delle merci e disciplina della canapa industriale ammessa dalla PAC.

Perché il rinvio pesa

La Corte UE si è già espressa una volta sul tema, e in modo netto: nella sentenza Kanavape (C-663/18, novembre 2020) ha stabilito che il CBD estratto dalla canapa non è uno stupefacente e che uno Stato membro non può vietarne la commercializzazione se legalmente prodotto in un altro Paese UE. Se quel principio venisse confermato anche per le infiorescenze a basso THC, il divieto italiano ne uscirebbe difficilmente compatibile col diritto dell'Unione. In gioco, secondo le stime di settore riprese dalla stampa, ci sono circa 30.000 posti di lavoro nella filiera italiana.

Il fronte parallelo: la Corte Costituzionale

Il rinvio europeo non è l'unico binario. Il Tribunale di Brindisi ha sollevato questione di legittimità costituzionale sull'art. 18, oggi all'esame della Consulta: una pronuncia di incostituzionalità avrebbe effetti immediati sull'ordinamento, senza attendere Lussemburgo. Due strade diverse, uno stesso interrogativo: può una legge riclassificare come stupefacente una pianta che non ha effetti droganti?

Cosa cambia, nel frattempo

Nulla di automatico: il divieto formalmente resta, ma i giudizi amministrativi sono sospesi e — come documentato dalla stampa nelle ultime settimane — i tribunali penali continuano a disapplicare o assolvere caso per caso, in assenza di efficacia drogante. Il mercato, nel frattempo, non si è fermato: operatori attivi come JustMary, che vende cannabis light e CBD con analisi di conformità, continuano a servire i consumatori adulti nel perimetro tracciato dalla giurisprudenza, con formule attente alla privacy come le selezioni a ritiro anonimo.

I tempi

Per la pronuncia della Corte di Giustizia le stime correnti parlano di 12-24 mesi. La Consulta potrebbe arrivare prima. In entrambi i casi, il 2026-2027 si annuncia come lo snodo definitivo di una vicenda iniziata con la legge 242 del 2016 — la stessa da cui partì l'esperienza EasyJoint.

Per ricostruire tutta la vicenda

Questo archivio documenta la storia legale della cannabis light italiana dal 2016 a oggi: il quadro completo è nella pagina Normativa e sentenze, il percorso anno per anno nella Cronologia, e il punto sul decreto sicurezza nell'approfondimento dedicato.

Fonti: Il Fatto Quotidiano (3 agosto 2026) · Il Post (24 luglio 2026) · L'Identità · atti citati nel testo.