A luglio 2019 furono depositate le motivazioni della sentenza delle Sezioni Unite del 30 maggio. Il testo chiarì il ragionamento della Corte: la cessione di derivati della canapa è penalmente rilevante quando il prodotto presenta una efficacia drogante, mentre non lo è quando tale efficacia è concretamente assente.
Questo criterio dell'efficacia drogante — da valutare in concreto — divenne il metro con cui interpretare la liceità dei singoli prodotti, spostando il baricentro dal dato puramente formale a quello sostanziale del contenuto e degli effetti.
Per i prodotti a bassissimo THC e alto CBD, privi di reale effetto psicotropo, la lettura divenne più favorevole. È il fondamento su cui si è consolidato il mercato successivo.
Da allora la canapa light legale e i prodotti a base di CBD conformi sono diventati un settore ordinato e tracciabile, con operatori che rispettano i limiti fissati dalla norma e dalla giurisprudenza.
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Per ricostruire l'intero percorso: la circolare del Ministero del 2018 e la sentenza delle Sezioni Unite del 30 maggio.