Che cos'è il catalogo comune delle varietà
Il catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole è previsto dalla direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002. La direttiva riguarda l'ammissione delle varietà di barbabietole, piante foraggere, cereali, patate, piante oleaginose e da fibra: la canapa vi rientra fra le piante da fibra, e nel catalogo occupa la voce numero 85, Cannabis sativa L. [1].
Il meccanismo è a due livelli. Ogni Stato membro compila uno o più cataloghi nazionali delle varietà ammesse alla certificazione e alla commercializzazione sul proprio territorio, e la direttiva precisa che questi cataloghi «possono essere consultati da chiunque». Il catalogo comune viene poi compilato dalla Commissione sulla base dei cataloghi nazionali e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione, serie C [1]. Una varietà iscritta in Italia, in Francia o in Ungheria diventa così una voce di un elenco unico europeo, accompagnata dal codice dello Stato che l'ha notificata.
Perché il catalogo conta per la canapa
In Italia il catalogo è il punto di partenza della legge 2 dicembre 2016, n. 242. L'articolo 1, comma 2, stabilisce che la legge «si applica alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell'articolo 17 della direttiva 2002/53/CE» [2]. Il contenuto completo della norma, articolo per articolo, è ricostruito nella guida alla legge 242 del 2016 sulla canapa industriale.
Dal riferimento al catalogo discende un obbligo pratico, fissato dall'articolo 3 della stessa legge: il coltivatore deve conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi, e le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente [2]. Il cartellino è il documento che lega il campo a una varietà precisa: è la ragione per cui, nei primi anni del mercato, i produttori più attenti indicavano sulla confezione la varietà di partenza e non soltanto un nome commerciale.
Le varietà storiche italiane
Le varietà italiane iscritte nascono per la canapa industriale, e la loro scheda lo dice già nella classificazione. Uno studio pubblicato nel 2024 sul Journal of Cannabis Research, che ha coltivato sette genotipi italiani per tre anni consecutivi (2019-2021) a Catania e a Rovigo, ne riassume i caratteri distintivi [3]:
- Carmagnola e CS (Carmagnola Selezionata): dioiche, cannabinoide principale CBD, chemiotipo III, uso industriale;
- Fibranova: dioica, CBD, chemiotipo III;
- Eletta Campana: dioica, CBD, chemiotipo III;
- Carmaleonte e Codimono: monoiche, CBD, chemiotipo III;
- Bernabeo: dioica, con il CBG come cannabinoide principale (chemiotipo IV), all'epoca dello studio in corso di registrazione nel registro nazionale delle varietà con il nome «Felsinea».
Il «chemiotipo» è una classificazione chimica, non commerciale: indica quale cannabinoide prevale nella pianta. Che cosa siano CBD e CBG, e come si formano nella pianta a partire dalle forme acide, è spiegato nella scheda sui principi attivi della canapa.
Un elenco che si muove: entrate, uscite e proroghe
Il catalogo comune non è un elenco fisso. La Commissione lo aggiorna con complementi periodici, nei quali ogni variazione è marcata come aggiunta (add.), modifica (mod.) o soppressione (del.) [4]. Un esempio recente: il Complemento A 2026/4, pubblicato nella Gazzetta ufficiale UE serie C del 26 maggio 2026 e relativo alle notifiche ricevute fra il 1° e il 31 marzo 2026, registra per la canapa tre ingressi — Franciska (Ungheria), Revelation e Seraly 25 (Francia) — e due soppressioni, Epsilon 68 e Santhica 23, entrambe notificate dalla Francia [4].
Le due varietà soppresse non scompaiono dal giorno alla notte: accanto alla loro voce compare una market extension date fissata al 31 dicembre 2027 [4]. È il periodo transitorio previsto dall'articolo 15 della direttiva: quando l'ammissione di una varietà scade o viene revocata, gli Stati possono consentire la certificazione e la commercializzazione delle sementi ancora per un certo tempo, al massimo fino al 30 giugno del terzo anno successivo alla scadenza [1].
Il caso Carmagnola e Fibranova
Anche le varietà storiche hanno conosciuto questo movimento. Secondo quanto riportato dalla testata di settore HempToday nel febbraio e nel marzo 2021, Carmagnola e CS erano state cancellate dal catalogo europeo nel 2019 e, nella ricostruzione di Assocanapa (l'azienda di Carmagnola che ne produce la semente sotto il controllo del CREA), la causa era stata una disattenzione dell'ente incaricato, non un problema delle varietà [5]. Nel marzo 2021 Carmagnola, CS e Fibranova risultavano reiscritte nel catalogo nazionale italiano, passaggio necessario per tornare in quello comune [6]. Per lo stato attuale di ciascuna varietà fa fede la banca dati delle varietà vegetali della Commissione europea, che è la fonte da consultare prima di qualunque semina.
Seedless: la tecnica e la genetica
«Seedless» significa senza semi: l'infiorescenza femminile non viene impollinata e quindi non forma il seme. Il termine è legato alla storia di questo dominio — la linea Seedless del marchio EasyJoint, raccontata nella ricostruzione della storia del marchio — ma la tecnica dipende da un carattere botanico preciso, il tipo sessuale della varietà [3].
Una varietà dioica produce piante maschili e piante femminili separate: le piante maschili si possono individuare ed eliminare prima che il polline venga rilasciato, e le femmine restano senza semi. Una varietà monoica porta fiori maschili e femminili sulla stessa pianta: il polline nasce accanto all'infiorescenza che si vorrebbe senza semi, e separarli non è possibile. Fra le varietà storiche italiane della tabella, Carmagnola, CS, Fibranova ed Eletta Campana sono dioiche; Carmaleonte e Codimono sono monoiche [3].
Il seedless, insomma, non è un marchio né una varietà: è un risultato agronomico, che una genetica rende possibile e un'altra complica. Per questo una confezione che indica soltanto «seedless» dice come è stata coltivata la pianta, ma non da quale sementa proviene.
Leggere un'etichetta con il catalogo in mano
Con queste informazioni un'etichetta si legge in modo diverso. Il nome di una varietà iscritta è un dato verificabile su un registro pubblico; un nome di fantasia, un generico «indoor» o «premium» non lo sono. Il tipo sessuale spiega se il seedless è plausibile; il chemiotipo dice quale cannabinoide ci si deve aspettare di trovare nel referto del laboratorio, che resta il documento legato al singolo lotto. Come si legge quel referto, riga per riga, è spiegato nella guida ai certificati di analisi.
Gli operatori di oggi non sempre riportano la varietà in etichetta, e chi vuole confrontare può partire dalle infiorescenze in catalogo su JustMary, che fa capo allo stesso editore di questo archivio, verificando per ciascuna la documentazione disponibile sul lotto.
Per ricostruire tutta la vicenda
Il percorso che ha portato le varietà da fibra al centro di un mercato nuovo è ricostruito anno per anno nella linea del tempo della cannabis light in Italia; per le nozioni di base sulla materia, la pagina introduttiva sulla canapa a basso THC.